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martedì 30 novembre 1999

FENOMENOLOGIA DI UNA SEGA #2









La prima fenomenologia sta qua.

VORREI INNESTARE IL MODO DELL'INDIFFERENZA



Ti odio se sei imbevuto di ignoranza aggressiva
Ti odio se in macchina per salutare un amico suoni il clacson
Ti odio se quando son fermo al semaforo ti affianchi con la radio a volume altissimo
Ti odio se metti gli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero
Ti odio se mi fai un colloquio di lavoro e ne sai cento volte meno di me
Ti odio se sei volgare, arrogante e alzi la voce
Ti odio se mentre camminiamo parlando ogni tanto ti fermi e per corroborare ciò che dici mi dai dei colpi sulla spalla
Ti odio se pensi che Niffoi sia uno scrittore, e per giunta di “cose sarde”
Ti odio se non conosci un cazzo della storia e della letteratura della tua Isola, dove sei nato e dove vivi, né ti importa conoscerla
Ti odio se hai uno scooter che fa il rumore di un’autobomba
Ti odio se in palestra non metti l’asciugamano sugli strumenti prima di usarli
Ti straodio se hai un SUV
Ti odio se hai 30 anni e non hai mai ascoltato Mozart, né ritieni interessante farlo
Ti odio se non sei mai stato disoccupato e mi dai consigli su come non esserlo
Ti odio se vivi in Sardegna e non sai nuotare
Ti odio se sei un bambino
Ti odio se sei uno qualsiasi dei dipendenti della Biblioteca Universitaria di Cagliari
Ti odio se sei uno che viene in Sardegna da anni e non hai mai visto l’interno
Ti odio se sei un turista in spiaggia e dici che il viaggio non andava bene, l’albergo non andava bene, i camerieri non andavano bene, la gente non ti piace, se dici che «fossimo stati nella costa adriatica con questo popò di roba qua  ma la nostra testa ci avremo fatto i milioni».
Se fossimo stati nella costa adriatica mi sarei suicidato.
Ti odio se sei un turista in spiaggia e parli di lavoro al telefonino per un’ora a voce altissima mentre tua moglie si scogliona e si guarda attorno pensando “qualcuno mi salvi”
Ti odio se pensi che la mia Isola sia stata creata per far divertire te e così di conseguenza ti comporti
Ti odio se in spiaggia ti fai le sopracciglia, ti limi le unghie o ti levi i peli incarniti
Ti odio se scrivi il sì affermativo senza l’accento e sto con l’accento
Ti odio se sei uno degli innumerevoli ospiti che porta mia sorella ogni volta che torna scoppiati da tutto il mondo e francesi cileni spagnoli un turco e gli inglesi soprattutto bianchi sempre più bianchi lunari spettrali e l’ultimo che ha portato era translucido e le dico Se questo me lo porti in spiaggia si squaglia come una medusa fuori dal mare
Ti odio se pensi che Mogol sia un poeta, leggiti Foscolo
Ti odio se pensi che Berlusconi «tanto uno vale l’altro»
Ti odio se non odi Previti
Ti odio se agli inizi degli anni ’90 scrivevi delle bellissime canzoni e poi finisce che ti sposi con Ambra Angiolini
Ti odio se leggi  un solo post del mio blog poi mi mandi pvt insulsi
Ti odio se leggi tutto il mio blog e non ci capisci un cazzo.

DEFINIZIONI #3


Un pompino fatto bene?
Quando te lo succhia come il cane di tuo nipote.



Massimino: «L’altra sera sono uscito con ***, hai presente? Dai, la moglie di ***, siamo andati a fare un giro e voleva andare al Lido o non so dove volesse andare ma manco per idea l’ho portata verso Capitana dove ci sono gli asinelli bianchi* hai presente? e prima tutta no no che è sposata che il marito che il figlio che qua che là tutto no no e poi sì sì e si è tutta infogata mamma mia ha cominciato a mettermi le mani dappertutto e vedessi che culetto duro duro e insomma gira e rigira mi ha fatto un pompino vedessi che lingua... sembrava il cane di mio nipote!».
Falcone: …


*Mai visti asinelli bianchi a Capitana (nè altrove)

Altre imprenscindibili definizioni del Falcone qua.

JOANNES PAULUS INFECUNDUS


Capita ancora molto spesso di sentir parlare, in televisione, di Woytila. Quando morì, nell’Aprile del 2005, il mondo intero fu pervaso da una sorta di psicosi, di demenza collettiva del tutto simile a quella che fece seguito alla morte di Diana (voglio dire, già questo è abbastanza eloquente), e che travalicò abbondantemente il campo della fede. La malattia di J.P II, mentre trascinava i semplici verso la sua santificazione (emblematico il fatto che al suo funerale la gente pregava lui non per lui), copriva una serie di malefatte storicamente accertate che si verificarono durante il suo pontificato.
Alla morte, (ahimè quanto tardiva) di Paolo VI e alla morte (ahimè quanto precoce) di Luciani – Luciani come Pier da Morrone ma non certo nell’accezione della dantesca viltà – il Nostro non smantellò ma incentivò, se possibile, l’intricatissimo viluppo di mafia e soldi riciclati che legava Calvi, Sindona e quel sant’uomo di Marcinkus, che venne promosso a più alte sfere. Viluppo che Luciani tentò di sbrigliare con francescana semplicità e lo pagò malamente (quegli anni sono raccontati in maniera formidabile da D. Yallop: In nome di Dio: la morte di Papa Luciani).
Gli anni ottanta andranno ricordati, oltre che per Samanta Fox, per l’assassina pandemia di HIV che distrusse mezza Africa e per le filippiche draconiane del polacco contro l’uso della contraccezione, anche in quei paesi. Lo scandalo dei preti pedofili di cui ora si parla è cosa nata, nella sua fase più pronunciata, negli anni 90, sebbene si trattasse di un problema endemico – non certo epidemico, come i vertici ecclesiastici vollero far credere – i preti pedofili vennero redarguiti (dai pretofili) o al massimo rimossi ma mai consegnati al braccio secolare (sai che c’è? Mi son inculato un bambinello americano, mi sa che ora me ne faccio uno brasiliano!).
Centinaia di bambini stuprati e rovinati per tutta la vita sono sulla coscienza di chi, potendo e sapendo (leggere la Crimen sollicitationis) non ha agito per fermare la bestialità e i mal protesi nervi.
Fu accertato che il frate irlandese Brendan Smyth, rimase in attività (di stupro, si intende) per 45 anni (1945-1990).
Reazionario come pochi (clero femminile, omosessualità, relativismo) Woytila, da vero globetrotter ha adattato la Chiesa ai suoi tempi mediatici, roba da far invidia a Costanzo: nuotatore, sciatore, attore ecc. Ha esteso l’ossimorico culto mariano ai limiti del ridicolo, toccando l’apice col III segreto di Fatima. A parte che:
«Il demonio mi ha sparato, ma la Madonna ha deviato il proiettile!», dice Woytila.
«Ah un santo, un santo! Vede la Madonna
«Ehi, io ho sparato, ma la Madonna ha deviato il proiettile!» dice Ali Ağca (sempre sia lodato).
«Ah un pazzo! Un pazzo! Vede la Madonna!».
C’è qualcosa che non va no? Dicono la stessa cosa ma...
E poi fammi capire: sei il discendente di Dio in terra (tu sei Pietro e su questa pietra bla bla), sei infallibile per dogma (Pastor Aeternus, 1870, quel sant’uomo di Pio IX), sei l’unica Verità concessa… e… telefoni a Bruno Vespa il giorno del tuo compleanno??
Naaaa dai, c’è qualcosa che non va! Va là’ dai!
Ma alla gente basta che uno sia vecchio e sofferente e che vada in televisione per essere acclamato.
Voglio dire, mio padre ha quasi ottanta anni ed è distrutto da 300 malattie, com’è che non lo acclama nessuno? Eh ci rimango male dai! Sono geloso!
(Da bambino ho frequentato l’ACR ma nessun prete mi ha mai stuprato. Ci son rimasto male! Perché gli altri sì e io no?? Luttazzi).
Il problema è che non si può affrontare con un cattolico (cattolico, non cristiano) un discorso sul piano storico. Mia madre, cattolica impenitente, ogni volta sposta truffaldinamente la discussione su un piano dogmatico, cosa insopportabile: «Prega chi vuoi – io per esempio prego ogni sera Michael Knight – ma non rompermi i coglioni sulla storia!», le dico, ma è inutile, le è impossibile. Come è impossibile al cristiano medio chiedere di studiarla, la storia. La storia del Vaticano (Gli italiani sotto la Chiesa, G. B. Guerri, Mondadori) è uno sfacelo totale, e come tale si avviluppa al magma fluido che è la Storia, è troppo chiedere che venga riconosciuto? Ė troppo ricordare ogni tanto, oltre che J. P. II con un cappello da messicano in testa, che a Giordano Bruno fu messo il morso già sul rogo per impedirgli di bestemmiare
ancora? Perché non dedicare una trasmissione televisiva alle 20 30 sulle “bestemmie” di questo filosofo che il mondo ci invidia? I cattolici con cui, da ateo razionalista, mi capita di parlare, difficilmente accettano una discussione su un piano non dogmatico, ma storico, e non sapendo spesso come rispondere perchè ignorano (non è colpa mia se a me studiare piace), aggrediscono. Provare per credere: è l'ignoranza aggressiva di cui parlo sotto. Soprattutto, mai toccare Woytila, il ragionamento sarà immediatamente aprioristico.
Io non ce l'ho con te che credi, ma con te che non sai e parli a sproposito.
Uno degli ultimi, pallosissimi libri (l’ho letto) di Woytila si intitola “Alzatevi, andiamo!”. A parte che mi devi spiegare cosa ti fa pensare che io sia seduto (forse tu l’unico in piedi?) e poi, al massimo si va dove dico io: in archivio, a studiare un po’.

ARIA COMPRESSA NELLA TESTA #4







Se persino il Giornalista Geneticamente Modificato Mentana (una mentina per mentana) rimane basito:
«Spero stia scherzando!», (bella figura di merda, Brunè), io fossi in te mi metterei qualche problema.


«Ha prevalso il mio amore per la politica, e il premio Nobel non lo vincerò più».
Sì, eh?
Eh già.
Dura eh?
Ah bè.

Senti a me, Brunè, ma va a cagare va'




Aria compressa nella testa #3 sta qua.


MORTUS EST

È morto Gianfranco Funari.
Parce sepulto.

Il funerale verrà celebrato, in forma strettamente pubblica, da Don Matteo.

Vestito come Pete Burns durante i suoi concerti.


THE NEW FRONTIERS OF THE NOUVELLE VAGUE


Libera la tua immaginazione temporale
Mandala al potere nel tuo organo sessuale







Silsilvio, in splendida forma, va all’assemblea annuale della Confesercenti e, in uno sbriluccichio di sorriso da un milione di dollari, spara a zero sulla magistratura, delegittimando lo stato di diritto.
Intanto in pochi mesi è riuscito in tante di quelle manfrine che nemmeno il capo della Spectre, col suo gatto accovacciato tra le ginocchia. In pochi mesi infatti ha messo in opera la macchina per bloccare l’informazione giudiziaria con la legge sulle intercettazioni
telefoniche (non avremmo mai potuto sapere queste cosucce - vi raccomando di ascoltarla, per chi ancora non l'avesse fatto, perchè è davvero mirabile), fatto di un clandestino un terrorista, mandato l’esercito nelle città (ben accolto dal sindaco classista e fascista di Cagliari), bloccato i processi per salvare sé stesso o depenalizzato quelli in cui è maggiormente coinvolto (esattamente come Semiramìs che A vizio di lussuria fu sì rotta / che libito fé licito in sua legge / per tòrre il biasmo in che era condotta).
Per consolarci per fortuna il Ministro dell’ambiente parla del nucleare, Bush dice al giornalista geneticamente modificato Riotta che vuole fondare un istituto per promuovere i diritti umani e parla del sacro (Bush che parla del sacro mi fa venire in mente Battiato che da qualche parte raccontò un aneddoto secondo il quale un compositore che aveva appena scritto un’opera chiese a Dallapiccola: «Maestro, cosa ne pensa, la mia è un’opera sacra?» e quello gli rispose «Guardi lei di sacro ha un osso e di retto un buco»).
Gasparri dal senato fa gli auguri a Fede per il compleanno in diretta Tv (povero senato, povero senato), il prestito ponte per salvare Alitalia (300 mln di Euro) è già diventato debito pubblico. La Lega in parlamento decide per noi sardi. Maroni decide di prendere le impronte ai bambini rom, «Ė solo un censimento» dice «Non una schedatura razzista». A quando un tatuaggetto sul braccio?


Ma va’ a cagare va’.



 
Le pareti del cervello non hanno più finestre
Le pareti del cervello non hanno più finestre
Le pareti del cervello non hanno più finestre










UNA TEORIA PROVVIDENZIALE SU VASCO ROSSI

Detesto Vasco Rossi. Ė innegabile del resto, per chi l’abbia sentito parlare, esprimere un pensiero, una idea, che egli sia poco meno che un minus habens. Ė tuttavia altrettanto innegabile che abbia scritto delle canzoni bellissime e con spiccato carattere di letterarietà, intendendo il sottoscritto per letterarietà la capacità di parlare tramite il particolare all’universale (massimo esempio La Divina Commedia, ma in quel caso si parla non solo all’universale, ma anche dell’universale). L’unica maniera di ascoltare Vasco Rossi è quindi quella di fare questo discorso qua. Ė una frattura davvero impressionante: come è possibile scrivere delle poesie (Sally è un pugno nelle stomaco per tutti: Sally cammina per la strada leggera, ormai è sera / si accendono le luci dei lampioni / tutta la gente corre, corre a casa davanti alle televisioni, mi fa pensare ai cagliaritani affannati, sul far delle 20 invernali, a tornare a casa coi pacchi carichi delle loro strenne natalizie, tutti contenti e soddisfatti di aver realizzato così la loro giornata) e delle cose del genere? Va là:
Vorrei possederti sulla poltrona di casa mia con il rewind
/ è tutto necessario
è una cosa che non si può sentire.
Come si spiega questa dicotomia?
Dio aveva deciso di instillare parte di sé (la letterarietà) in un altro dei cinque o sei cantautori del secolo scorso da lui prescelti a tal fatta. Si accingeva, il perchè lo saprà lui, a farlo appunto sull’emiliano quando Hermann, cugino tossicodipendente di Dio, lo sodomizzò e poi rinchiuse in uno sgabuzzino, dandogli da mangiare solo crema di riso Müller e da leggere solo libri di Salvatore Niffoi.
Una cosa intollerabile per chiunque.
Questo per anni e anni. Le conseguenze di questa latenza di Dio si vedono in molteplici situazioni che non è qua uopo elencare. Fortunatamente, in un momento in cui Hermann si era distratto a controllare una cosa in internet, Dio si è liberato. Adesso lui e il cugino giocano allegramente assieme (hanno capito che se si sodomizzano a vicenda è molto più divertente) e così si spiega l’alternanza delle cose umane e divine sulla nostra misera terra, Vasco Rossi compreso.
Il Falcone ha scovato un momento in cui sul Nostro di Zocca soffiava, nella sopradescritta alternanza, l’alito divino, e ve lo serve per voi, fresco fresco come le tettine di una ventenne:





MONDI LONTANISSIMI

Nuovi sviluppi nel giallo dell'Olgiata.
Pare che ad uccidere la contessa Alberica-Filo-Della-Torre non sia stato il cameriere filippino, ma la contessa Serbelloni-Mazzanti-Viendalmare.

LEPIDEZZE CAGLIARITANE



Ai tempi della sua fuga in Tunisia su un muro di Viale Marconi a Cagliari c’era scritto:
«Craxi torna!»
Dopo un po’ sotto uno aggiunse:
«Sì ma nel cunno».



PADRINI


Il 28 Maggio uscirà nelle sale italiane "Il Divo", il film dedicato alla vita di Giulio Andreotti.
Grazie Signore, ne avevamo bisogno.
Pare che il regista Paolo Sorrentino, chiestogli il motivo della scelta del  soggetto, abbia risposto:
«Mi hanno fatto un'offerta che non ho potuto rifiutare».


NON PERDERE L’OCCASIONE DI PERDERE L’OCCASIONE ! #2











Duole rompere il celestiale idillio tra Petri, Volontè e Morricone che campeggia qua sotto, e che non necessita di parole, per occuparsi di cose terrene.
Il Falcone è profetico. Se ne era occupato appena qualche giorno fa – poco sotto i vostri occhi dunque – ed ecco che Fazio, l’uomo col pizzetto per cervelli col pizzetto, è sulle prime pagine degli autoreferenziali giornali. «La stampa non informa sui fatti ma informa i fatti» diceva già anni fa
Jacques Derrida.
Non perde tribuna per dichiarare la sua estraneità alle parole di Travaglio, per scusarsi ossequiosamente con Schifani, da buon abitante del limbo infernale per dissociarsi. Sembra quasi che voglia riavvolgere il nastro e far sì che niente fosse accaduto.
Caro Fazio, fare delle domande come fa un giornalista vero è cosa lecita, nascondere le risposte spesso no.
Non ci perdo molto tempo: ti raccomando attenta lettura del III dell’Inferno, saprai cosa ti aspetta.
Sono disgustato.
Il mio stupore davanti alla cecità di questi uomini non cessa, stupidamente, di crescere: non hanno capito che sono davanti a un paese distrutto, disintegrato socialmente, non c’è alcun tessuto connettivo che ci unisce, non c’è legame, non ci sono riferimenti. Tentano di occultare ciò che ormai è enorme, come i bambini tentano di nascondere la spazzatura sotto il tappeto. Attaccano il V-day, non ne discutono le proposte. Qualcuno dubita dell’infima qualità della stampa in Italia? Qualcuno dubita che è scandaloso avere condannati in parlamento?
Facci, Forbice, Ferrara e altri definiscono la blogsfera robetta, "roba da allocchi". Ė scandaloso: la possibilità di una libera comunicazione è la più grande rivoluzione dopo il 1789. Vogliono riportarci all’Italia borbonica, mantenere la gente nell’ignoranza per governarla meglio.
Non ci riusciranno, loro malgrado internet è di tutti. I Metallica hanno chiuso Napster, è arrivato il muletto. La storia va così, la gente vuole essere libera di comunicare, di sapere.
Cose come questa sono scandalose: un funzionario pubblico non può tappare la bocca ad un cittadino. Forbice:  vergogna! Vergogna!!
Via i Borboni dall’Italia, via Facci, via Forbice. Non mi avrete: io non vi vedo.




Dante - Ignavi


 


Non perdere l'occasione #1 sta qua.

GLI IGNAVI DI OGGI - non ragioniam di lor, ma guarda e passa




Intervistato dal Venerdì di Repubblica del 21 Settembre del 2007 Fabio Fazio, l’uomo medio per l’italiano medio, sostiene che  le sue «non sono vere interviste» ma bensì «chiacchierate alla David Letterman».
Ah ecco.
Secondo lui, quindi, una cosa tipo questa.
Ma soprattutto sostiene inoltre che, dovendo intervistare Silsilvio Berlusconi: «non gli chiederei certo dei suoi processi, tanto mi risponderebbe le solite cose. Gli chiederei piuttosto chi glielo fa fare».
Eh bè, certo.
Ti pare?


 


Ma va' a cagare va'



FENOMENOLOGIA DEL CAGLIARITANO





Innanzitutto capiamoci: Il Cagliaritano DOC esce solo con La Cagliaritana DOC.
Il cagliaritano è ricco, di origine nobile ed è paurosamente di destra (nel senso che le sue idee fanno paura).

Il Cagliaritano fa colazione al Cafè del cambio, aperitivo al Piper, cena da Lillicu e discoteca allo Spazio Newton.
Il Cagliaritano porta delle scarpe che quando camminano producono questo rumore: stoc-stoc-stoc-stac stoc-stoc-stoc-stac.
Il Cagliaritano d’inverno si annoda la sciarpa al collo con un nodo incredibile.
Il Cagliaritano veste ogni giorno con mezzo migliaio di euro addosso.
Il Cagliaritano guarda male i miei pantaloni a quadrettoni scozzesi.
Il Cagliaritano non ti offrirà mai una sigaretta. Non è ancora riuscito a tirarla fuori dalla tasca già accesa, ma imparerà presto.
Il Cagliaritano in un locale beve solo superalcolici, specialmente creme. Non offre mai, mai, mai. Ci sono gruppi di Cagliaritani che escono da anni e da anni pagano alla romana.
Il Cagliaritano non beve il vino, non lo conosce e non lo regge.
Il Cagliaritano non ha mai vomitato all’uscita di un locale.
Il Cagliaritano è palestrato, depilato e va alla prima fermata del Poetto.
Il Cagliaritano e la Cagliaritana quando d’estate escono assieme e sorridono sembrano il faro di Arbatax.
Il Cagliaritano ha il bancomat del babbo.
Il Cagliaritano non mangia dai caddozzoni.
Il Cagliaritano si è scopato una gran quantità di ragazze. Non ci ha fatto l’amore, non se l’ha portata a letto, non hanno scopato ma se la è scopata.
Ma io mi chiedo, care Cagliaritane, dopo vi volete ammazzare?
Il Cagliaritano racconta le sue scopate. Sostiene con grande enfasi che durano in media 40 minuti. Ė convinto sia il massimo e ne è vivamente orgoglioso.
Il Cagliaritano ha la barchetta ormeggiata a Marina Piccola  e la casa a Geremeas.
Il Cagliaritano ha la Smart. Io fossi una gentile fanciulla non salirei mai in macchina con un ragazzo che viene a prendermi dentro una smart. Voglio dire, è semplicemente ridicolo.
Il Cagliaritano ha l’antifurto con grande sbrillio di luci che dura talvolta anche 20 secondi. Lo sblocca anche oltre i 20 metri di distanza.
Il Cagliaritano legge Hosseini, Coelho, Wilbur Smith. Se è fidanzato legge con la compagna la Rowling, va con lei a vedere Muccino.
Il Cagliaritano dice: «Bufalino chi??».
La mamma del Cagliaritano organizza i tornei di canasta.
Il cagliaritano, se portato a pranzo in un ovile della Barbagia, soccomberà. Non fatelo.






Sette per otto?



ARIA COMPRESSA NELLA TESTA #2

 


Le parole sono importanti! Le parole sono importanti!!





3/01/08
Non vorrei si cadesse nel mondano, nel sociale. Davvero.
Ho viaggiato così poco che mi guarderei proprio bene prima di etichettare una regione o addirittura una città, posto che sia nella mia natura farlo.
Se Gentilini avesse degli epigoni a Cagliari, la mia indignazione sarebbe la stessa.
Non credo poi ai cittadini e quindi alle cittadinanze. L’etimo, altissimo e denso, è civitas, e oggi questa parola non ha più senso. Naturalmente ho le mie idee e ben chiare, ma la mia voleva essere una riflessione sulla memoria, che non è passato, è futuro.




La parola xenofobia mi spaventa, mi inquieta. La parola razza invece mi fa vomitare in qualsiasi accezione, se non è rivolta ad animali.
Se la tristissima matta bestialitade andata in scena a Castelfranco Veneto fosse stata compiuta da un albanese, apriti cielo.
G. A. Stella ci ricorda, col solito piglio, nel suo libro L’orda la cui lettura caldeggio ai più, quando gli albanesi eravamo noi. Ci ricorda quando eravamo assassini, stupratori, ladri e criminali in tutto il mondo. Ci racconta di Godino, un serial killer che commise omicidi talmente efferati in Argentina da far impallidire Jack the Ripper; di quando i nostri anarchici mettevano le bombe stragiste in America, Bin Laden dei tempi loro.
Nel 1908 sempre in America, su 2500 carcerati per reati gravi, 2077 erano italiani.
Questo è un aspetto.
Ma ci racconta soprattutto di secoli di infinite tristezze e di soprusi di cui sono stati vittima i nostri concittadini costretti a emigrare.
La storia bisogna studiarla!
Se gli amministratori come questo imbecille avessero studiato la storia, saprebbero di quando ci era vietato l’acceso alle sale d’aspetto delle stazioni dei treni perché considerati sporchi e puzzolenti a priori, di quando non eravamo considerati, nei tribunali dell’Alabama, di razza bianca; in Svizzera ci era vietato ballare nei locali pubblici per oltre sei domeniche l’anno o portare i bambini alle osterie. In U.K il Times, riferendosi ai bambini che – per fame – suonavano l’organetto in strada, scriveva che «I musicisti italiani sono peggio di un fastidio, sono crudeli tiranni che colpiscono al cuore della libertà degli inglesi». Sembra di sentire Borghezio. O quando passavamo (e morivamo), ancora negli anni 60, in migliaia nei valichi tra l’Italia e la Svizzera o la Francia. O quando venivamo uccisi per pura xenofobia (chiamati dagoes; probabilmente da they go, “finalmente se ne vanno”) in Australia, massacrati e appesi come bestie agli alberi. Di quando stavamo giorni e giorni in migliaia buttati nei porti, nelle stazioni, nelle piazze, in attesa di partire per chissà dove e chissà cosa.
Saprebbero che dal 1901 al 15 siamo espatriati in quasi due milioni. Due milioni.
Io capisco che in certe zone di Italia ci siano problemi di ordine pubblico. Ma.
«Ma come parla! Le parole sono importanti!!» urla Moretti in Palombella Rossa. Calderoli che chiama gli immigrati Bingo Bongo forse ad alcuni fa ridere, a me fa piangere di vergogna. Tempo fa, Giancarlo Gentilini, sindaco illuminato di una città del nord est, stufo di vedere «decine di negri al bivacco» che evidentemente gli deturpavano il paesaggio, fece levare le panche attorno alla stazione della “sua” città, per mettere degli spunzoni. Disgustoso e ignorante.
E sì che il Veneto è pieno di personcine carine.
Ma perchè non glielo spediscono un manuale di storia? O lo affogano nello spritz?

DILEMMI

A) Sandro Piccinini e Ahmadinejād vanno dallo stesso parrucchiere?



B) Le scoregge vaginali dovute ad un buon vigore, vanno prese come un complimento? (per il vigore, appunto)



C) Fai sesso anale con una ragazza, e va bene. Fai sesso anale con una ragazza in maniera molto hard, e va bene. Poi un giorno ti salta di infilarle un ditino… e niente! Te lo toglie indignata! Voglio dire, l’uccello sì il dito no? Com’è questa storia??



D) Se una ragazza di quasi trent’anni un giorno ti chiede: «Senti Falcone tu che te ne intendi di sesso (sic) dimmi una cosa: se una rimane quasi quattro anni senza farlo torna vergine?»; freudianamente parlando, che problemi ha?



E) Cosa fare quando si vede un animale in via di estinzione che bruca una pianta in via di estinzione? (Luttazzi)

PHONÈ





Il 31 Luglio 1981, dalla Torre degli asinelli di Bologna, Carmelo Bene lesse Dante in ricordo della strage dell’anno precedente. Settecento anni prima fu Boccaccio, e proprio a Bologna, a fare la prima Lectura Dantis della storia. Assistettero, in quel 1981, alla manifestazione, circa centomila persone.
Di questo evento vennero fatte delle riprese, quasi amatoriali, oggi rieditate da Marsilio, in un DVD imperdibile. La suggestione delle immagini, praticamente una sola, fissa e lontana, che permette una maggiore concentrazione sulla voce, è inenarrabile.
Attraverso un sistema fonico complesso, tanto caro all'autore, la voce letteralmente invase il centro storico, lo pervase, lo permeò.
Ė una voce che non ha tempo né spazio, perché non viene dal tempo, né dallo spazio.
Ė, finalmente, la parola al di là delle parole.
Ma non voglio soffermarmi qua sulla figura di Carmelo Bene, il cui approfondimento rimando a qualsiasi testa abbia intenzione di pensare. Vorrei però citare un passaggio tratto dal libro che accompagna il DVD, e che racconta la tormentata genesi dell’evento. Si tratta di un frammento della conferenza stampa di C.B, nel quale si parla del significato della poesia.
Ė difficile dire il come e il quare, quando una pagina, una riga di ciò che si legge racchiuda con perfetta chiarezza e lucidità ciò che si pensa, o forse che si è sempre pensato a prescindere da qualsiasi temporalità. Non vado oltre, e lascio semplicemente le parole del Nostro.








«Ė una strumentalizzazione utilizzare la grande poesia nei momenti di emergenza civile?
Ė sacrosanto farlo, al di là di ogni cosa: per un’ora, per mezz’ora, per cinque minuti, per un attimo, ci si dimentichi di essere cittadini. Ma cosa vuol dire?
Cittadini, esseri miserrimi, servi sello Stato, della famiglia, della coppia, di sé stessi a volte. Una ventata di grande poesia può benissimo spazzare a zero, fare i conti coi millenni e qui ci può arrivare anche l’ultimo contadino del profondo sud, benissimo ci può arrivare, perché è dotato di una musicalità che il nord non possiede. Ė molto più importante questo, ecco in che senso poi dopo può tornare, se vogliamo, migliorato, non nel senso della poesia, nel senso dell’anticivile, ma può tornare veramente migliorato nella sua operazione quotidiana civile»
«Si riferisce allo spettatore?»
«
Certamente. Quindi per paradosso, lo si può migliorare civilmente attraverso una iniezione di anticiviltà, non di inciviltà, attenzione eh?».

BIOGRAFIE


              Nacque, omissis, morì.


Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, Bompiani 1994.

(CIR)CONCISIONE MENTALE. STRINGI STRINGI I PENSIERI PRIMA DI UN APPUNTAMENTO

Ore 12
Ho proprio voglia di uscire con Roby stasera. Ho voglia di sentirla parlare, di sapere cosa ha fatto a Venezia, di vedere il suo sorriso. Ho davvero desiderio di fare due passi a Castello, al Bastione magari e prendere un gelato. Mi piace stare con lei.
E poi ho anche tanta voglia di (ri)scoparmela, mordicchiare quelle tettine che mi piacevano tanto.
Mi dispiace un po’ per il ragazzo. Abbiamo cenato assieme qualche volta ma tant’è, la vita va così.
Ubi maior minor cessat.


Ore 15
Ho proprio voglia di uscire con Roby. Ho voglia che mi racconti un po’ di cose, di chiacchierare a lungo. Potremo fare un giro da qualche parte e prendere un gelato. E poi via, a casa, vorrei scoparmela in veranda: sto morendo dalla voglia.
Il ragazzo? Non è colpa mia se non si sa gestire la pivella.




Ore 18
Ho proprio voglia di uscire con Roby. Vorrei chiacchierare sì ma senza strombarmi le orecchie, alla fine parla sempre troppo. Faremo un giro veloce, sono stanco e ho troppa voglia di scopare, poche ciance.
Provo un certo piacere all’idea di cornificare per l’ennesima volta il ragazzo.



Ore 19 30
Ho proprio voglia di uscire con Roby. Non ho voglia di stare a sentire le solite cazzate su Venezia, si viene a casa, si fa una scopata come si deve e poi via, oguno per sé.
In faccia a quell’imbecille del ragazzo, che, diciamocelo, mi sta simpatico quanto un granchio appeso al prepuzio.



Ore 21 30 (mezz’ora prima dell’appuntamento)
Ho proprio voglia di scopare con Roby.



Ore 22
Ho voglia di eiaculare e tornarmene a casa.


Nadia Comaneci

IN ARTICULO MORTIS

La recente norma introdotta dal Ministero dei Trasporti, la quale prevede l’adozione della scatola nera anche per gli autoveicoli, ha permesso di svelare gli ultimi attimi prima dell’incidente stradale sulla Strada Statale 131 nella quale ha perso la vita il Falcone Maltese – nota celebrità della blogsfera – e una donna dalla identità non ancora accertata.
Pare che la causa dell’incidente sia stata una improvvisa distrazione, ma non è ancora del tutto chiaro: lo speciale strumento, che a quanto pare è capace non solo di registrare i dati del veicolo ma anche la voce dei viaggiatori, ha stampato questo strano messaggio proferito dall’uomo poco prima del terribile schianto:
«Dio che pomp»
La voce, interrotta bruscamente, non permette di chiarire meglio cosa stesse facendo il Falcone Maltese nei suoi ultimi attimi di vita.



HORIZONS










Buona la prima, Steve Hackett mi perdoni.


Ruby Tuesday






She would never say where she came from  Yesterday don't matter if it's gone
While the sun is bright  Or in the darkest night  No one knows  She comes and goes



Goodbye, Ruby Tuesday Who could hang a name on you? When you change with every new day Still I'm gonna miss you.



Don't question why she needs to be so free She'll tell you it's the only way to be
She just can't be chained To a life where nothing's gained And nothing's lost At such a cost
There's no time to lose, I heard her say Catch your dreams before they slip away
Dying all the time Lose your dreams And you will lose your mind. Ain't life unkind?



Goodbye, Ruby Tuesday Who could hang a name on you? When you change with every new day Still I'm gonna miss you


I miss you

MY HANDS, OH MY HANDS



Tette grandi, tette piccole, tettine, tettinine, tette larghe, tette grosse, tette ascellari, tette dirompenti, tette delicate, tette spavalde, tette scese, tette che non ti aspetti, tette graziose, tette ridondanti, tettone, tette discrete, tette indiscrete, tette fenomenali, tette perfette, tette pericolose, tette ricche come il Salento, tette che stanno su, tette smunte, tette accoglienti, tette materne, tette indisponenti, tette tristi, tette esplosive, tette arroganti, tette mozzarellose, tette slanciate, tette sode, tette simpatiche, tette particolari, tette flaccide, tette invadenti, tette marmoree, tette gioiose, tette a pera, tette androgine, tette unite, tette striminzite, tette a coppa di champagne oddioooooooooo



IS THERE LOVE IN SPACE?



Joe Satriani

IL SIGNIFICATO È UN SASSO IN BOCCA AL SIGNIFICANTE #3 - Linguaggi




Riprese (pessime), montaggio, editing, musiche: Falconemaltese







Le altre riflessioni del Falcone sul linguaggio («Il linguaggio vi fotte, vi trafora e voi non ve ne accorgete neanche», diceva Carmelo Bene)  stanno qua e qua.

PICCOLO PANEGIRICO INTORNO ALLA MORTE













La morte è una cosuccia che mi sta molto simpatica, e a cuore. A dirla tutta, ma è un discorso lungo e dal vago sapore d’Otranto, penso che non si dovrebbe nascere.
Del resto è d’accordo con me lo stesso Enea che, nella sua famosa catabasi, vedendo le anime chiede al padre rincontrato negli inferi:
O pater, anne aliquas ad caelum hinc ire putandum est sublimis animas iterumque ad tarda reverti corpora? quae lucis miseris tam dira cupido?
Già, quale insana voglia, ora che la morte li ha finalmente resi leggeri, farebbe desiderare loro di tornare in vita?
Foriera di qualche svantaggio, la morte presenta numerosi pregi, su cui poco ci si sofferma: ne parla un po’ l’Eco nazionale in uno dei suoi ultimi libri.
Ho sempre trovato ridicolo, ai funerali, chi piange un defunto.
Voglio dire, piange per sé stesso, non per quello che se ne è andato: tutto questo teatro, questa messa in scena grottesca, mi fa sorridere. Recentemente è morto un mio caro zio, se ne è andato d’un botto, quasi ottantenne. Spettacolare bevitore, quando ero al liceo e mi incontrava per strada con una ragazza mi fermava e ci trascinava al bar: «Questo» diceva con tipico gesto della mano in avanti «è un gran puttaniere!». Inutile dire che potevo dire addio alla fanciulla.
Al funerale son stato sul punto di avvicinarmi da mia zia e dirle: «Perché strepiti tanto… Quanto pensi che ci metterai a raggiungerlo? E allora, va là, dai!». Mi son trattenuto, non essendo mia zia avvezza a letture epicuree.
La sofferenza mi fa paura, ne ho vista e ne vedo tanta (sofferenza di quella vera dico, di quella che fa male), ma questo è tutto una altro paio di maniche. L’altro giorno dal mio medico di base una ottuagenaria pretendeva di passarmi davanti perché «stanotte ho avuto un gran dolore al petto, guardi ho quasi temuto di morire! Sia gentile!». Non lo so, di grazia: quando avrebbe intenzione di pensare a morire signora? Dopo i 120?
E la mia, di morte? Ci penso ogni tanto, assecondato da certa filosofia.
Spero che mi lasci cinque minuti di coscienza, e di terrore naturalmente. So già che penserò, allegramente, alle cose che non ho fatto, ai giorni sprecati, ai libri che non ho letto, agli artisti che non ho conosciuto, alle donne – migliaia – che ho incrociato per strada e, desiderandole, non ho mai avuto.
Ma me la voglio godere, la morte, gustarmela tutta fino in fondo: desiderare, proprio in quei minuti, una corsa al Poetto, un seno di donna, un boccale di birra, una nuotata d’infanzia a Santa Maria Navarrese.
Non vorrei crepare senza assaporarne, finalmente, in pieno tutto il suo gusto.


 







Tre minuti e 18 della vostra vita spesi bene.



PS
Siccome so essere il Q.I di parte dei miei lettori non eccezionale, sottolineo che trattasi di parere personale. Mi si risparmino commenti con racconti strazianti di perdita di propri cari.

SOLUZIONI #2






Ale: «...Certo che neanche coi preservativi si può stare tranquilli. Guarda, c’è scritto qua: non protegge al 100% dai rischi ecc…»
Falcone: «E allora, non lo sapevi?»
Ale: «Ma sì, ma sì, ma non è quello il concetto… è che uno non si rilassa mai»
Falcone: «Esagerato… io son tranquillissimo»
Ale: «Perché tu scusa che metodo contraccettivo usi?
Falcone: «Io?
»
Ale: «Sì
»
Falcone: «
Le vengo in faccia!»


 


 


L'altra soluzione del Falcone a tutti i vostri problemi sta qua.

ARIA COMPRESSA NELLA TESTA #3








Silsilvio, col suo nuovo governo appena insediato, ha posto subito sul tavolo la questione dell’immigrazione. Nessuna sorpresa, le loro idee le conoscevamo. Io, le mie le ho già espresse. Racconto qua di quando gli immigrati eravamo noi, di quello che facevamo e di quello che ci facevano.
Ogni volta che sento dire “nessuna tolleranza”, “pugno di ferro” o altre espressioni da camicia nera, mi chiedo che idea del futuro abbiano le persone che decidono per noi. Forse ognuno a casa sua e le frontiere coi vasi di gerani ai davanzali? O forse un mondo che va inevitabilmente verso un meltin’ pot che dobbiamo rendere vivibile? Direi che è più probabile: abbiamo il dovere di informarci sulla vita che ci circonda.
Il quartiere della Marina a Cagliari è uno dei quattro quartieri storici, ed è antichissimo. Oggi è abitato perlopiù da cingalesi, pakistani e da una grossa comunità senegalese. Questi ultimi specialmente sono simpaticissimi, vivaci e disponibili con tutti. Ne conobbi persino uno iscritto all'Udeur.
Tempo fa ebbi una storia con una ragazza che abita in quel quartiere. La ricordo bene: carina e simpatica, aveva due tette così grandi che mi sono rimaste indelebilmente stampate nelle mani. Erano belle, belle come… come Mastroianni in 8 e ½.
Bianche e larghe, erano così calamitanti che ne bastava una, e ne aveva persino due!
Mi sono mancate per mesi quando è finita.
Sotto casa sua un locale – meglio poche stanze – era abitato da senegalesi: uno di loro lo trovavamo spesso fuori, a tutte le ore della notte, a pregare, a salmodiare qualcosa di misterioso. Ci salutava con larghi sorrisi.
«Ehi», le chiesi una volta, «ma questo sta sempre fuori a pregare?».
«No» mi rispose «Non c’è posto per tutti, fanno i turni per dormire».





Per fortuna che la domenica di Pasqua ho fatto scalo a Grado.







STRACULT #2 - Quando l'actor studio me lo ficco nel C. - L'esame di maturità








Stracult #1 sta qua.

Volontè












DEFINIZIONI #2


Un pompino fatto bene?

Quando si spreme l'ultima goccia sulla punta della lingua.


La prima DEFINIZIONE del Falcone sta qua.

IMMAGINARE LA MUSICA - IMMAGINARE LA LEGGEREZZA. Birdsong





Riprese, montaggio, editing: Falconemaltese.
Music: Paul Motian (Drums) Stefano Bollani (piano). Birdosong, from Enrico Rava, Tati (2005).
Si ringraziano i fenicotteri rosa che si sono fatti aspettare solo 4 ore per permettere delle riprese decenti.







Per MV, per la sua leggerezza.


L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI





Come quando prima di addormentarti cerchi di fermare l’attimo in cui si assopisce la coscienza.
Come quando passi ore a leggere Freud come un martello, sforzandoti di penetrare un linguaggio che non è nelle tue corde, nella tua educazione sentimentale.
Come quando stai là a scriverci le glosse sopra, a farti dei sunti che ti si appiccichino meglio.
Come quando ti svegli di notte per il sogno e prendi appunti, cercando di superare violentemente la censura che già comincia a mascherare il materiale onirico.
Come quando invece capisci le rispondenze, trovi le assonanze e tutto torna e ti senti come lo scolaro che ha risolto l’equazione. Ma leggi l’interpretazione e provi paura.







Ma cosa cerchi? Ma dove cerchi?
Il teatro non può conoscere sé stesso. Il teatro non sa di teatro.
Mozart è la musica. Cosa sapeva di musica? Nulla. La musica non può conoscere sé stessa.
La Felicità non è felice.

«Come Edberg che essendo il tennis, non sa giocare a tennis. E difatti gioca così, che pare addormentato. Meraviglioso»
.
Urge ricorrere ad altro. Andare dalla pura essenza del pensiero (il mio) fino al fatto esteriore della sua materializzazione, cioè le parole. Meglio: la parola prima delle parole.


Ma dove cerchi? Vuoi sapere cosa è il tuo sonno? Ė qua:







Poi quando fuor da noi tanto divise



quell'ombre, che veder più non potiersi,



novo pensiero dentro a me si mise,



del qual più altri nacquero e diversi;



e tanto d'uno in altro vaneggiai,



che li occhi per vaghezza ricopersi,



e 'l pensamento in sogno trasmutai.


 


Pare una carezza.

AL BAR





Falcone: «Sai, l’altro giorno ho visto Giancarlo Galan che parlava ad una tribuna politica in televisione»
Adri:
«Sì? E che diceva?»
Falcone:
«Pape satan, pape satan, aleppe!»



 



MICHELE Ė FINITA, HAI PERSO LA PARTITA



MICHELE Ė FINITA, HAI PERSO LA PARTITA



MICHELE Ė FINITA, HAI PERSO LA PARTITA


 



VENETO MON AMOUR – La glottologia dell’amore

Figa. Non mi piace. Nonostante la vocale finale addolcisca il suono della gutturale la parola rimane dura. Fica. Peggio ancora, l'occlusiva velare sorda la rende granitica. E poi, per Dio, non ci scordiamo questo.


A onor del vero bisogna però dire che la medesima parola Dante la mette, nell’Inferno, in bocca a Vanni Fucci, personaggio particolarmente odioso – ma a me vicino per dir la verità – (e che finisce molto male infatti), così nobilitandola.
Sorca. Ė orribile: la vibrante (r) più l’occlusiva palatale sorda (c) non rendono l’idea, distraggono. Fregna. Non mi piace il nesso nasale+vocale, inoltre il suono mi fa pensare, per onomatopea, ad un rapporto con una donna molto eccitata (meglio non mi spieghi, credetemi).
Ica-egna-orca tuttavia mi portano a delle rime strane, le famose rime aspre e chioccie infernali.

Buffoncella. Sorrisetto. Patonza. Pucchiacca (a Napoli se non ricordo male). Patata. Topa. Grottina. L’azienda. Patacca. Pupazza. Vulva. Somara. Spacco. Paperetta. La fessa. Passera. Bernarda. Gnocca. Lallera.
Niente, non me ne piace nemmeno uno e non me ne vengono in mente altri.
In Sardegna?

Pillica e Cunno (in cagliaritano). Perché i cagliaritani sono sempre fighi, delicati, camminano sulle uova. E poi Cunno è praticamente latino. Ma non mi piace.
«Pronto mà nelle tue zone come si dice vagina in sardo?»
«S’istampu».
Il buco cioè. Per eccellenza suppongo, dato che il sardo dell’interno è così materiale da non comprendere nemmeno i termini astratti nel suo vocabolario. Ma niente da fare.









La mona.
Ci siamo.
Nasale+vocale (medio-alta)+nasale+vocale (bassa o aperta).
Perfetto.
Senti un po’ che delicatezza, che musicalità: mona. Mo-na. Sembrano un si e do suonati col flauto dolce. Mona.
Mona.






«Ehi ehi scusa, ehi!»
«Sì?»
«Posso darti un bacetto sulla mona?»

Gesù, che meraviglia.


 













Il sempiterno Belli.

SCOPERTE SCIENTIFICHE #2



Il capezzolo di una donna, se succhiato a lungo e con un certo vigore, sa vagamente di aglio.





La prima scoperta del Falcone sta qua.

IL SIGNIFICATO Ė UN SASSO IN BOCCA AL SIGNIFICANTE #2







Cinquanta anni fa un giurista di nome Antonio Pigliaru studiò certi comportamenti di relazione usuali in Barbagia e, trovandoli immutabili e perfettamente rispondenti ad un rapporto di causa effetto, li codificò in un libro  – meglio un manuale di diritto – chiamato Il codice della vendetta barbaricina. Il testo è famosissimo in tutto il mondo, ed è base, insieme ad altri, per uno studio della antropologia di Sardegna. Pigliaru, che era di Orune e purtroppo è morto giovanissimo, forse per primo fece una cosa semplice ma fondamentale: si soffermò sui significati, non sui significanti.
Il contrario faceva invece lo Stato, che nella lotta per sconfiggere il banditismo nascondeva la guerra condotta con forze impari di un forte contro un debole: si creava l’antinomia tra cultura osservata e cultura osservante, tra cultura forte, dominante, nazionale, e cultura debole, regionale, non ancora assurta ad un grado sufficiente di civiltà.
Ah questi sardi, strana gente.
Della loro cultura, quella forte falsificò e declassò il senso, i valori, i significanti e i soggetti della significazione. Ogni gesto del mondo agropastorale, ad esempio, perché incompreso aveva un qualche richiamo alla vendetta, al sangue, al truculento, al ferino, o, bene che andasse, rappresentava la lontananza dalla civiltà (meglio: da ciò che la cultura dominante considerava civile). Si creava il mito della terra misteriosa, non veniva considerato invece come prodotto di una elaborazione altissima e millenaria. Ecco perché, mutatis mutandis, mi viene l’orticaria quando sento giudicare le usanze degli extracomunitari, ed ecco perché inorridii quando Silsilvio – uomo ignorante come pochi – definì quella islamica una civiltà inferiore, scordandosi lui e i bislacchi compari in camicia verde che Averroè tradusse Aristotele anche per loro, e loro malgrado.
La Barbagia – terra di arte e poesia – è tornata oggi in scena sulle pagine nazionali della carta e della TV a causa di un disgustoso delitto. E in TV si sentono echeggiare frasi che fanno tornare in mente la scuola lombrosiana, Niceforo e le sue misurazioni del cervello. Sedicenti giornalisti si riempiono la bocca di frasi sconce (non oscene ché sarebbe far torto al porno), senza avere la minima idea di cosa stiano dicendo. Abbiamo così il piacere di sentir frasi come “Barbagia violenta”, “Barbagia misteriosa e selvaggia”, abbiamo l’onore di sentir parlar di Sardegna da Cocuzza.
Forse non ci siamo capiti: la Barbagia è paradiso.
Ve la sognate.

IL BEL TOMO












Il Falcone è solito, nelle ore diurne, spostarsi con gli autobus. Dovendo percorrere un vasto tratto di mare (il Poetto) è una cosa che ama molto fare. Gli capita di prendere perciò spesso alla stessa ora lo stesso autobus, la cui fermata è collocata in una specie di piazzola fiorita.
Ora, in questa, vi trova frequentemente un bel tomo che vi pascola il suo orribile cane: trattasi di bestia con forza taurina, muscolatura compressa e muso allungato tipo formichiere.
Ben inteso, il Falcone adora i cani, molto più dei bambini, per esempio. Costui è un giovine sulla ventina, abbastanza grosso e muscoloso, griffato dalla testa ai piedi, modello pantaloni bassi con boxer in evidenza e relativa griffe, occhiali da sole che gli coprono mezza faccia e spesso ridicolamente posti su una cuffietta o cappellino. Anche di notte. Ė, insomma, un perfetto e spavaldo deficiente, o per dirla col Piotta (e potrebbe forse esserci fonte più autorevole?):
Ignorante con l’abbronzante, abbondante tra le mutande”.
Il falcone ha questo pregio/difetto: gli si legge in faccia ciò che pensa. Anche recentemente durante un master una docente ebbe a dirgli, molto simpaticamente, che mostrava palese rifiuto per le sue lezioni, in maniera inequivocabile.
Come è come non è, anche guardando questo imbecille evidentemente si palesano espressioni non equivocabili, tanto che lui, accortosene, dapprima lo fissa con supponenza, ora palesemente attende il momento per provocarlo o mettergli direttamente le mani addosso, cosa di cui evidentemente smania.
Ora però caso volle che, tempo fa, la mamma di questo ottuso mi fece un pompino.
E vabbeh, cose che capitano.
La memorabile fellatio venne poi antologizzata qua alla voce del “pompino atipico”.
Essendo però decisamente più esile del suddetto, e del resto del tutto alieno da qualsiasi forma di violenza, al Pennuto della blogsfera, di fronte a questa imminente violenza non restano che due soluzioni:


A) Chiedere a Massimino se per gentilezza me lo accartoccia. (Chiamare l’amico, tipo alle elementari)
B) Poggiargli una mano su una spalla e dirgli:
«Su, da bravo, adesso vieni con me che ti racconto che razza di gran  #!@ ?*#  è tua mamma».


 


PS
Il Falcone ringrazia Daniela la Dottoressa del web per averlo messo tra i preferiti, e spera anche lui di poterle mettere qualcosa (tra i preferiti).

ARIA COMPRESSA NELLA TESTA #2



Omine mannu e su kelu, falande sese?



Ogni bambino ha nella sua testa una sola certezza: che la sua mamma sia la più bella del mondo.
Ecco, per me è sempre stato così per la storia della mia Isola. Ogni storia regionale è di per sé interessante, ma trovo che la nostra abbia delle caratteristiche uniche, e purtroppo misconosciute ai più. Per fortuna non ho mai avuto bisogno di chiedermi a che cosa servisse studiarla, il rapporto tra memoria e futuro mi è sempre apparso chiaro, e con gli studi è diventato una malattia.
«Lei è malato di storia!» mi disse un mio professore – mia alma mater – dell’università.
In questa Isola è bene che persino, o soprattutto, un sindaco di un piccolo paese conosca quello che è accaduto nella sua terra prima di prendere delle decisioni. Chiedetelo ai sindaci di Nuoro che da venti anni provano a chiudere le terre di Sa serra che la storia da millant'anni ha adibito ad uso comunitativo.
«Un paio di settimane in archivio e ne uscirete con le mani grondanti di sangue» aveva detto senza enfasi il professore presentando uno studio sulla criminalità in Gallura nel ‘700. Avevo vent’anni e l’avevo ritenuta proprio una espressione enfatica: adesso che le ore in archivio a leggere le carte le ho fatte anche io la malattia si è acuita: quando esco dal massiccio edificio ottocentesco di Via Gallura cammino sulle macerie altrui.
In questa Isola Luca Barbareschi si candida per andare a divertirsi a Roma. Naturalmente PdL.
Ne avevamo bisogno.


Omine mannu e su kelu, falande sese?



L’avevano fatto anche Marcella Bella e Vittorio Sgarbi, e non ci avevo fatto molto caso. Questa volta mi sono infuriato: ma siamo ritenuti davvero così deficienti? Intervistato giorni fa dal Giornale di Sardegna, il vacuo imbonitore sostiene di avere molte caratteristiche in comune con “noi”.
Ma chi ti conosce?
«Perché non con i siciliani?» gli chiede invece un poco sveglio giornalista (ma perché non con i lombardi o i veneti??). Eh no, non c’è niente da fare «questa terra così specifica, unica» è fatta apposta per lui. «Verrò in Sardegna per farmi conoscere» sostiene. Ma vieni pure. Ci dirai cosa ne pensi del Piano di Rinascita, cosa del problema della zona mineraria dell’Iglesiente, cosa dei problemi legati all’industrializzazione di Ottana e della Barbagia. Ci dirai soprattutto cosa vuol dire avere venti o trent’anni in Sardegna oggi, tu che ci hai sempre vissuto.


Omine mannu e su kelu, falande sese?
Padre grande del cielo, perché non scendi e te lo porti via?











 




La prima aria compressa sta qua.


Ė PASSATO MASSIMINO, IL MIO VISAGISTA



«Grazie Massimino! Sei un tesoro! Quanto ti devo?»
«Eh, quanto ti devo un paio di coglioni!»*




Massimino!


PS
Non usate quell'olio.  Fidatevi.


 


* Risposta tipica, detta con piglio, che vuol dire: «Non mi devi niente, non preoccuparti!».
Talvolta può essere sostituita con:
«Ogni volta che ti vedo ci perdo qualcosa, rompicoglioni!».

PROMEMORIA PER LA PROSSIMA ETERNITÀ

A) Leggere Celine.


B) Non chiedermi “Ma davvero anche se mi in laureo in tre anni e mezzo poi mi aspetta un calvario di precarietà e frustrazione?”.


C) Non passarmi lo scrub Garnier sulla punta del pisello.


D) Svegliarmi una mattina e scoprire che Il genio è diventato portavoce di Berlusconi.


«Cosa intende fare il PdL per il Paese?»
«Abbasseremo le tasse per tre miliardi di Euris!»
«…»




«Cosa c’è, non le sembro credibile?  Entusiasmo».




E) Avere il talento e la capacità di sintesi di Marjane.


F) Non dare retta a Massimino quando dice «vedrai, è solo un leggero bruciore». Ergo non usare, quando faccio sesso anale con le mie partner, l’olio lubrificante della Durex confezione rossa con su scritto “Hot” ma quello confezione blu con su scritto “Classic”.


G) Comprarmi Dal Maso, e sì, tutta Piazza Repubblica.


H) Non andare mai ad un reading di Baricco.

NECESSITÀ









Ho bisogno di un paio di tette larghe.







MA SÌ, PARLIAMO DI POMPINI (quello del preliminare)

Questo post lo scrissi identico nella prima edizione del blog. Lo ripubblico perché mi serve come imprescindibile prodromo per l’analisi dell’altro tipo di pompino: quello del finale.*


Chiariamoci: tutte le donne fanno i pompini, e basta.
Qualcuna si sente di smentire?
Bene.
Ciò è cosa buona e giusta, e del resto: «L’altro giorno sono andato a letto con una che si è rifiutata di succhiarmi l’uccello: non ci potevo credere!! L’ho guardata come si guarda un Commodore 64». (Luttazzi).
Ora poiché, grazie a Dio, il mio uccello ha fatto più visite orali dell’intera attrezzatura del celeberrimo dentista del web PID, mi sembra il caso di tirare una somma, tanto per cambiare. Già, tanto per cambiare, perché, voglio dire, il Falcone mette a disposizione la sua scienza in materia sessuale… e poi? Chi se ne giova, i rispettivi partner di molte di voi gentili fanciulle blogger?
Ma tant’è.
Il pompino è un’arte, come per prima cosa dice l’insegnante alle scuole medie quando comincia storia greca. La mia vasta esperienza tuttavia mi porta a fare un bilancio, e, intriso come sono di scolastica medioevale, anche a dare sistemazione a tale materia e forma ordinata. In questo post mi riferisco solo al pompino “del preliminare”, ché quello “del finale” ha una valenza diversa (l’eiaculazione e suo trattamento) e merita un post a parte (non mi esimerò).
Premesso che il termine “succhiare” oltre che orribile, è anche metaforico (voglio dire: l’uccello non si succhia), premesso anche che di seguito indicherò solo gli aspetti negativi, mi è successo dunque di trovare quella che:


Dà una leccata distratta e via (meglio niente)
Lo mette in bocca fino a metà
Lo stringe troppo/troppo poco
Fa la pompega: il termine è mio di nuovo conio (quindi d'ora in poi,
pompega©), e riassume la situazione nella quale la fanciulla si stufa (dolore alle mascelle) e continua con la mano
Lo tiene in bocca un quarto d’ora, poi lo toglie ed è perfettamente asciutto (voglio dire, c’è qualcosa che non va)
Siccome ha scoperto che il frenulo è la parte dove l’uomo è più sensibile, ritiene giusto massacrartelo per vari minuti
Il pompino atipico: una volta una attempata signora mi fece un pompino sopra i boxer (qualsiasi cosa questo significhi).
Quella che tratta le tue palle come antistress cinesi
Quella che ci poggia il palmo sopra e schiaccia come quando si fa la pasta in casa
Quella che le risucchia completamente, ed è davvero fastidioso
Quella che pensa che i suoi denti siano di gommapiuma
Quella che te lo coccola e te lo sbaciucchia come le guance di un bambino, e l’eros…





* Pietosa menzogna. Mi serve per saggiare il livello di goliardia delle nuove lettrici.



Jack

SDOGANIAMOLI











Quando Costanzo impazzì, a metà degli anni ’90, una delle cose che diceva continuamente per giustificare le nefandezze di cui si faceva promotore (Buona Domenica e affini), a chi gliele tacciava di TV spazzatura, era che “delle volte uno ha anche bisogno di riposarsi e guardare programmi non impegnati”.
Questa perla di saggezza è una coperchio buono per mille pentole.
«Ehi, ma perché leggi Harry Potter per Dio? Perchè??»
«Eh ma io mi metto a letto stanca morta, ti pare che mi metto a leggere mattoni?»
Ti pare?
Molte persone, da adulte, vivono la letteratura ancora con la nefasta impronta scolastica, e dei “Classici” fa loro paura solo il nome, che del resto è l’unica cosa che conoscono. Ė Calvino che ci ha spiegato proprio Perché leggere i classici, perché rimetterli sul comodino a trent’anni o quaranta, dopo aver dimenticato le brutture di cui sono state vittime a scuola. Quindi sdoganare o meglio ancora (ma è più difficile, ci diceva lui e dicevo io), disimparare, prima di tutto.
«Ma certo che mi leggo Harry Potter, ti pare che mi metto a leggere roba latina?».
La “roba latina” è fatta come noi, e noi siamo fatti così perché loro sono esistiti.
Io raramente ho riso così tanto come quando ho letto il Satyricon di Petronio. Tacito potrebbe fare lo sceneggiatore di thriller. Le commedie di Plauto e gli epigrammi di Marziale ci dicono che Woody Allen non ha inventato nulla. Certi diavoli dell’Inferno di Dante sembrano dei personaggi dei fumetti. Calandrino del Decameron sembra un personaggio di Alan Ford. Le Facezie di Poggio Bracciolini sembrano un ante Luttazzi. L’Orlando Furioso è un sogno che dura mille pagine (e vorresti non finisse). Conrad fa vivere al mare anche chi abita ad Aosta e a me Zeno Cosini fa morire dal ridere. Verga avrei voluto ci lasciasse trenta libri sulla vita di Don Gesualdo.
Machiavelli passava ore a sbevazzare nelle taverne, Manzoni si cambiava d’abito dalle 6 alle 8 volte al giorno. Foscolo era rissoso e trombava come un pazzo, con Goldoni ci sarei andato a cena, con Piero Chiara avrei passato giorni e giorni.
E Garibaldi? Bé, Garibaldi era innamorato: