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martedì 30 novembre 1999

FENOMENOLOGIA DELLA CAGLIARITANA








Cagliari è una città che trabocca di belle ragazze. Ovunque, non solo nei quartieri universitari.
Sono donne che vogliono guardate. Tuttavia, nella mia vita, ho avuto poche ragazze cagliaritane doc. Cagliari con l’hinterland fa ormai quasi 300 mila abitanti, e la cagliaritana pura è sempre più rara, mentre, vuoi l’università, vuoi l’essere capitale, in città è pieno di ragazze nate e vissute parzialmente in paese. E mentre sono qua e aspetto che la mia maschera alla creta bianca mi si asciughi in faccia, ecco i tratti essenziali dell’una e dell’altra, da quel che il mio letto mi ha permesso di scoprire, naturalmente.
La cagliaritana doc è ricca, di origine nobile, ed è vagamente di destra (vagamente nel senso che ha le idee vaghe). Poiché sa già che lavorerà nell’azienda del padre, nella clinica dello zio o alla Regione, prende l’Università come un esamificio. Ė incolta. Ha grande esperienza di tutto ciò che è frivolo, fatuo, passeggero. Ė simpatica. Ti ascolta con interesse e attenzione, si innamora facilmente e si affeziona con dolcezza, ma si congela in due giorni se le gira. La cagliaritana è bella, bella, bella. Curatissima, spende cifre folli dall’estetista e dal parrucchiere. Ha frequentazioni alte: è stata col figlio di, col cugino di, con l’amico di. Ha sempre una amica che è “una gran bagassa”.
La cagliaritana usa come fermacapelli un paio di occhiali da sole D&G. Non li porta solo sul viso, gli occhiali da sole lei li ha nell’animo. Cammina veloce per strada, con grande e imperioso sbattìo di tette. Ė presa da imperscrutabili destini, ti passa davanti ma non incrocerà mai il suo sguardo col tuo. La cagliaritana scopa con deferenza, come dire: “Sì, mi piace, ma è una delle tante cose che devo fare nella giornata”. Fa la pausa pranzo del lavoro ai chioschi del Poetto, anche se lavora a Pirri. Si fa portare dal primo collega che le sbava dietro e che le capita vicino, poi lo ignora completamente.
Un giorno hai voglia di un panino e una birra dal caddozzone? Scordatelo. La cagliaritana vuole andare nel locale. Il locale tipo è quello dove i camerieri per non graffiare il pavimento camminano con due filetti di cavallo ai piedi. Ė tutta la sera che desideri dire «Cameriere, due birre!»? Pazzo! Avevi una possibilità di scopartela, te la sei giocata. La cagliaritana beve solo crema di o cocktail di cui non conoscevi nemmeno l’esistenza.
La ragazza di paese è, nel complesso, molto più easy. Allegra, spontanea, cristallina, ti manda a cagare senza mezzi termini ed è definitivo. Ė colta, studiare con successo vuol dire non dover tornare in paese. Non è molto impegnata, ma è sovente irreperibile. Quando chiama la mamma il telefono ha una suoneria ad hoc, cosicché mentre stai scopando molte volte la senti dire «Merda, sta chiamando mamma. Devo rispondere». Non c’è niente da fare, bisogna interrompere.
La ragazza di paese conosce il vino, e lo sa bere. Non ti dice “andiamo a prendere un caffé” ma “vieni a casa a prendere un caffé”. La ragazza di paese non si perde una festa in mensa, una Festa della Birra alla Fiera.
Siccome non le sembra vero di poter fare qualcosa senza che lo si venga a sapere nel raggio dei 5 paesi limitrofi e dei parenti fino alla terza generazione, giunta finalmente all’Università, si sbagassa allegramente e con gioia, e questo, sia chiaro, è cosa buona e giusta. Trovarne una nel momento opportuno può significare pura libidine. Quando torna in paese il cellulare è rigorosamente spento.

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