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martedì 30 novembre 1999

L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI





Come quando prima di addormentarti cerchi di fermare l’attimo in cui si assopisce la coscienza.
Come quando passi ore a leggere Freud come un martello, sforzandoti di penetrare un linguaggio che non è nelle tue corde, nella tua educazione sentimentale.
Come quando stai là a scriverci le glosse sopra, a farti dei sunti che ti si appiccichino meglio.
Come quando ti svegli di notte per il sogno e prendi appunti, cercando di superare violentemente la censura che già comincia a mascherare il materiale onirico.
Come quando invece capisci le rispondenze, trovi le assonanze e tutto torna e ti senti come lo scolaro che ha risolto l’equazione. Ma leggi l’interpretazione e provi paura.







Ma cosa cerchi? Ma dove cerchi?
Il teatro non può conoscere sé stesso. Il teatro non sa di teatro.
Mozart è la musica. Cosa sapeva di musica? Nulla. La musica non può conoscere sé stessa.
La Felicità non è felice.

«Come Edberg che essendo il tennis, non sa giocare a tennis. E difatti gioca così, che pare addormentato. Meraviglioso»
.
Urge ricorrere ad altro. Andare dalla pura essenza del pensiero (il mio) fino al fatto esteriore della sua materializzazione, cioè le parole. Meglio: la parola prima delle parole.


Ma dove cerchi? Vuoi sapere cosa è il tuo sonno? Ė qua:







Poi quando fuor da noi tanto divise



quell'ombre, che veder più non potiersi,



novo pensiero dentro a me si mise,



del qual più altri nacquero e diversi;



e tanto d'uno in altro vaneggiai,



che li occhi per vaghezza ricopersi,



e 'l pensamento in sogno trasmutai.


 


Pare una carezza.

6 commenti:

  1. Stefan era molto più che tennis.

    Era i miei sogni d'adolescente.

    Vorrei poterlo vedere ancora giocare. Ma nemmeno McEnroe (il mio idolo tennistico e non solo) è mai riuscito a riportarlo su un rettangolo d'erba vestito...

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  2. ci vorrebbero altri ad interpretare..tanto vicini a te da capire, e abbastanza lontani da non coincidere,

    un bacio grande

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  3. tu non stupisci, rinnovi solo lo stupore.

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  4. " La musica non può conoscere sé stessa."

    è tutto vero e centrato.


    Non vediamo l'ovvietà di noi stessi 'che è lineare e per questo ci terrorizza.


    La censura di fa agire nel sonno.E nell'irrazionale.


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