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venerdì 23 novembre 2012

MAH


"Si è verificato un errore nel gadget" dice la scritta là accanto. 
Dici eh? Mah, non saprei.
Io ogni tanto do un'occhiata, vedo se è guarito.
...
Ma gadget come L'ispettore gadget?


sabato 17 novembre 2012

PARAH CULI #3




Si è mai visto in un paese civile, che non sia magari del Sudamerica, la polizia pestare a sangue i manifestanti inermi? Gettare i lacrimogeni (a parabola?) direttamente dalla finestra del ministero, in mezzo alla gente che cammina senza difese? Il fatto è piuttosto inquietante e sembra che rispecchi perfettamente il dibattito politico sul problema istruzione o sul problema sociale in generale: quasi che si voglia colpire nel mucchio, cancellare la protesta con la violenza senza ascoltarne le ragioni, fare un unico fascio e buttarlo sul fuoco.
Quando Silsilvio venne eletto nel 1994 avevo paragonato l’inutile palude politica che lo precedette all’agonia del regime liberale che anticipò il fascismo (tra l’altro, Berlusconi è durato proprio vent’anni, non ci sono andato lontano) e ora è la stessa cosa: mi pare di vedere un disgregamento tale della società da poter essere terreno fertile per un regime, magari militare, stando alle immagini che si vedono in questi giorni.
Il problema squola: Pro-fumo vuole comprare gli ipad ai ragazzi o ai docenti, il che è positivo: come possono passare se no gli ultimi minuti di vita sotto le macerie di un tetto che gli è appena crollato addosso? Sai che noia! O possono sempre servire per riscaldare le dita a dicembre, coi termosifoni spenti.
Io, che della scuola sono un trasversale, ogni volta che ci impatto prendo un cartone in faccia dalla sua realtà, che è composita e nella quale anche gli insegnanti fanno la loro parte per farla andare male.
Entro in questi giorni in un istituto, una scuola media, per una supplenza lunghetta: parlo telefonicamente con la matura collega titolare che sostituisco (lo faccio sempre per correttezza, ma non lo farò più) la quale mi dice che quella è una ooooottima classe. Ma bene! Dopo tre ore di lezione la situazione è questa: apprendimento, zero. Lessico, zero. Conoscenze pregresse, zero. Lettoscrittura, zero. Apro il registro personale ed è pieno di sette, di otto.
Traduzione: la collega si è creata un mondo tutto suo, dove gli alunni vanno bene, seguono e sono preparati, così a fine anno non ci saranno problemi per nessuno nel piccolo paese dove l’insegnante insegna e abita.
Conclusione: prima di andare via lascerò una caterva di tre e quattro per provare a riportarli alla realtà. La media età dei miei colleghi in questa scuola è di 50 anni, bravi e penso preparati ma con un atteggiamento superato, ingessato, forse materno ma un po’ lassista nelle conseguenze. E centinaia di migliaia di 25enni neolaureati e vogliosi di lavorare (e di prendere lo stipendio) a marcire a casa. Quanta freschezza porterebbero nelle aule?
Politici vecchi, scuole vecchie, insegnanti vecchi. Il risultato? Alunni vecchi, a 12 anni.